Il gossip o pettegolezzo ha una funzione sociale, lo scrivono e lo dicono da anni i sociologhi. Nei paesi, dove tutti si conoscono, possono essere oggetti di pettegolezzo la sposina procace del piano di sopra o il parrucchiere effeminato. In questi casi la maggior parte delle volte ad ordire queste chiacchere sono state delle comari, sempre anziane, spesso zittelle. Come ci ricorda Kapferer “private della vita pubblica, le comari rendono pubblica la vita privata”. E’ significativo il romanzo “Gli occhiali d’oro” di Bassani, in cui il protagonista, il dottor Fadigati, si suicida affogando nel Po, dopo che la sua reputazione era stata infangata da voci insistenti sulla sua presunta omosessualità. Per Eissler ci sono due costanti della calunnia: 1) la calunnia per essere creduta deve essere audace. L’importante non è certo la veridicità delle affermazioni. Heidegger in “Essere e tempo” scrisse “la totale infondatezza della chiacchera non è un impedimento per la sua diffusione pubblica ma un fattore determinante” 2) qualcosa resta pur sempre addosso: la calunnia provoca comunque effetti negativi sia per la caduta d’immagine sociale sia per l’identità della persona infamata.
Pettegolezzi e dicerie sono delle costanti antropologiche. Primo Levi nella sua opera “Del pettegolezzo” lo aveva intuito quando scriveva:” il pettegolezzo è una forza della natura umana. Chi ha obbedito alla natura trasmettendo un pettegolezzo, prova il sollievo esplosivo che accompagna il soddisfacimento di un bisogno primario”.
L’antropologo Levi-Strauss lo ha successivamente dimostrato, analizzando la comunità degli indiani Nambikwara del Brasile. Levi-Strauss osservò che anche in una comunità primitiva anziani e bambini commentavano particolari piccanti sulle coppie adolescenti, che di notte si appartavano furtivamente nella boscaglia circostante. Secondo Allport e Postman, che condussero ricerche dal 1945 al 1947, la diceria riguardo ad organizzazioni, gruppi sociali, singoli individui non è altro che una deformazione grossolana dell’informazione iniziale dovuta a 3 processi: 1)appiattimento: la circolazione della diceria fa perdere i dettagli iniziali per arrivare alla fine ad essere breve e concisa. Non è raro che dopo essere propagata diventi uno slogan. 2)accentuazione: su alcuni aspetti, quelli più curiosi, più scabrosi vengono create delle iperboli. Gli aspetti più interessanti per il senso comune vengono quindi enfatizzati ed esagerati oltremodo. Agiscono da rinforzo positivo per alcune aspettative ed alcuni pregiudizi insiti nella mentalità comune 3) assimilazione: è una modalità per rendere più accattivante la narrazione della storiella.
Come ci ricorda Mantovani ne “l’elogio del pettegolezzo”: il pettegolezzo propone degli interrogativi morali, dei dubbi sulla validità di certe norme sociali. Come scrisse Pasolini in “Affabulazione”: “io interrogo solo per sapere, non per giudicare”. Questa frase riassume l’assunzione di ruolo di colui che fa pettegolezzo. Non solo ma il pettegolezzo è anche una modalità di controllo sociale, perché le persone evitino oscenità o gesti che possano creare imbarazzo negli altri o offendere il comune senso del pudore. E’ fondamentale però fare una distinzione tra pettegolezzo benevolo e pettegolezzo malevolo: tra diceria fatta tanto per passare il tempo e calunnia, intesa anche come trama e complotto contro qualcuno. Un esempio di pettegolezzo benevolo potrebbe essere spargere la voce che un dirigente in vista, pur essendo sposato, è un donnaiolo impenitente, che ha delle giovani amanti. Altra cosa invece è la vera calunnia: diffondere la voce che l’interessato abbia contratto una malattia infettiva, che sia omosessuale o pedofilo. La calunnia si può distinguere dal pettegolezzo proprio per il danno sociale recato alla persona. La calunnia si rivela persecutoria e distruttiva: la curiosità morbosa invade la privacy dell’interessato e contemporaneamente getta discredito sulla sua immagine sociale per un periodo prolungato.
Sembra scritta apposta per me
Pattinava meravigliosamente,
lanciandosi – così impetuoso! –
e concludendo con una tale grazia!
Sottile come un'alta giovinetta,
brillante, vivo e forte come un ago,
agile e scattante come un'anguilla.
Prestigiosi giochi d'ottica,
delizioso tormento degli occhi,
un lampo che apparisse grazioso.
Talvolta diventava invisibile,
velocità diretta a un bersaglio,
così lontano, invisibile anch'esso...
Invisibile ancora oggi.
Che ne sarà di lui?
Che ne sarà di lui?
Paul Verlaine

Prima di cominciare avviso il Cavedano (che ha detto che mi legge sempre) che c'è una sua intervista sulla rivista Vivi Lombardia.
Che cosa è successo da un po' di tempo a questa parte?
Oggio ho imparato a fare i sudoku. Non posso dire che è un gioco che mi è congeniale. forse è solo una questione di pratica, ma non amo troppo maneggiare i numeri. Non so come mai ma in estate mi parte l'embolo per l'enigmistica e tutti questi giochi. sono felice solo quando trovo un cruciverba difficile difficile che mi impegni per molto tempo.